Siamo coi sassi alle porte.

Alcuni miei antenati dicevano “siamo coi sassi alle porte”

Intendevano dire che eravamo vicini alla resa, non alla resa dei conti, ma proprio alla resa.

Alla resa con il nemico alla porta, alla resa con la carestia che si faceva avanti prepotentemente, alla resa della democrazia, alla resa delle forze.

E’ quello che mi sento di dire adesso.

Siamo coi sassi alle porte.

Il virus non si ferma, anzi.

Gli interessi della politica mettono  i bastoni tra le ruote invece di aiutare.

La gente (me inclusa) adesso è davvero stanca.

Stanca di aver paura di una malattia che sorvola appena su tanti ma tanti anche li ammazza.

Stanca di non poter fare progetti.

Stanca di non poter passare serate spensierate con amici.

Stanca di non poter abbracciare, toccare, stringere gli altri.

Stanza della mancanza della musica ai concerti, del tifo allo stadio, del sano sballo nelle discoteche.

Stanca di non poter andare al cinema e a teatro.

Stanca di fare file di attesa  fuori dai negozi ovunque si vada.

Stanca di andare a letto la sera con l’incubo che se abbiamo la fortuna di non ammalarci non è detto comunque che sia abbia anche quella di sopravvivere economicamente.

Stanca di sentire i discorsi degli allarmisti pericolosi per il nostro sistema mentale

Stanca di subire quelli ancora più osceni degli stupidi e miseri  negazionisti.

Stanca di non poter pianificar viaggi, di non poter programmare neppure un fine settimana perché ormai abbiamo dovuto imparare a guardare “di che colore siamo”

Una volta c’era solo il cielo ad essere azzurro, rosso o nero.

Adesso abbiamo le regioni, i fine settimana, le feste. Colorate pure quelle.

Iniziamo a sentire la mancanza anche di cose alle quali a cose normali neppure pensiamo.

Ho quasi 57 anni e scalpito dalla voglia di andare in discoteca. Mi sto domandando quando sarà la prima sera nella quale la Capannina riaprirà. Sono 15 anni che non vado in Capannina.

Non vedo l’ora riaprano le palestre. Le ho sempre detestate.

Non mi meraviglierei se tra poco desidererò di prendere al volo un aereo per andare negli USA. Sono 30 anni che una sopraggiunta fobia di volare non mi ha più fatto salire su un aereo.

Quando riprenderanno i concerti andrò a vedere anche Cristina d’Avena!

Quando tutto sarà finito voglio fare le ore piccole. Voglio andare a letto alle sei di mattina.

Voglio andare a ballare sul cubo fregandomene se la gente mi guarderà pensando “ma vedi un po’ questa tardona!”

Voglio mettermi in viaggio e andare a vedere tutto quello che non ho ancora visto.

Voglio fare l’abbonamento allo stadio. Voglio prendere una seconda residenza vicino all’Arena di Verona per non perdermi nessun cantante e nessuna opera  lirica.

Voglio accendere il barbeque a aprile e spengerlo a ottobre e chi ha voglia di stare in compagnia sarà il benvenuto.

 

Ok. Ve l’avevo detto: “siamo coi sassi alle porte”

Anche la mia debole psiche ne sta risentendo.

Il tempo che passa che già mi preoccupa da sempre questa pandemia lo sta rendendo ancora più micidiale da tollerare.

Ogni minuto che il il  virus  ci toglie alla nostra  libertà non tornerà più.

Abbiamo già perso un anno.

Non tornerà più

Questo peso è un macigno per chiunque.

Proprio per questo,  ogni volta che vediamo qualcuno che ride del virus e mette in pericolo la salute di tutti dovremmo avere la licenza di poterli  rinchiudere in casa e farli uscire a pandemia finita.

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